Questo capitolo chiarisce come viene utilizzato qui il termine metanoia. Separa storia della parola, significato cristiano e analogia organizzativa. Il retroterra spirituale dell'autore resta così riconoscibile, senza fungere da prova o da presupposto per la lettura.
B7.1 La storia di una parola non è un modello gestionale pronto all'uso
Il sostantivo greco antico μετάνοια (metanoia) ha una storia più lunga del suo uso cristiano. Il lessico greco-inglese di Liddell, Scott e Jones registra significati quali cambiamento di opinione, pentimento e comprensione a posteriori; le attestazioni attraversano diversi generi testuali dell'antichità (Liddell et al., n.d., voce «μετάνοια»; stato delle fonti lessicali del progetto). Una traduzione basata soltanto sui componenti della parola sarebbe metodologicamente insufficiente. La spiegazione spesso diffusa secondo cui «meta» significherebbe qui necessariamente «oltre» e «nous» «mente» trascura l'uso e l'evoluzione del significato. Occorre distinguere la storia della parola, il suo uso effettivo nei testi e la successiva interpretazione religiosa.
Tom Zille (2020) esamina come lo scritto di Treadwell Walden The Great Meaning of Metanoia del 1896 abbia sviluppato un influente dibattito linguistico e teologico su «repentance» e «change of mind». Per noi si tratta di una ricerca sulla storia della ricezione. Non dimostra che nell'antichità «metanoia» designasse esclusivamente un unico processo psicologico. Proprio perché i significati delle parole variano secondo il contesto, un'applicazione economica non deve presentarsi come una definizione biblica letterale.
Nell'estratto esaminato di The Fifth Discipline, Senge collega la metanoia a un cambiamento del pensiero e a possibilità d'azione ampliate (Senge, n.d., pp. 13-14 dell'estratto). Le sue spiegazioni etimologiche e religiose non vengono utilizzate qui come evidenze filologiche specialistiche. Il passaggio attesta soltanto che il termine è stato ripreso nella letteratura manageriale; per l'edizione dell'estratto non datato si veda Q24.
B7.2 Il significato cristiano autonomo
La base testuale della seguente esposizione è la Bibbia di Lutero, revisione del 2017 (2017); i singoli passi biblici sono indicati nel testo. L'affermazione relativa ai diversi termini greci segue lo stato delle fonti documentato nel progetto, non una nuova verifica lessicografica complessiva.
Nel Nuovo Testamento, l'invito alla conversione non compare isolatamente come un neutro cambiamento di opinione. In Marco 1,14-15, il convertirsi è collegato al Vangelo e al regno di Dio annunciato. Luca 3,8-14 lega la conversione richiesta a comportamenti concreti nel rapporto con i beni, il potere e il prossimo. Atti 20,21 parla di conversione a Dio e di fede in Gesù Cristo. L'orizzonte teologico è quindi esplicito. Non può essere ridotto al raggiungimento di obiettivi professionali né sostituito da una qualsiasi decisione manageriale.
Romani 12,2 tratta il rinnovamento del pensiero, ma non usa semplicemente la stessa parola greca del sostantivo metanoia. Il passo può essere confrontato sul piano teologico con il tema della conversione. Non fornisce però un'equivalenza linguistica tra le espressioni. Romani 6,3-6 colloca morte e vita nuova nel contesto del battesimo e della comunione con Cristo. Quando un testo manageriale riprende l'immagine della fine e del nuovo inizio, si tratta di un'analogia dichiarata, non di una traduzione dell'intero contenuto teologico.
In Steps to Christ, Ellen White colloca espressamente il rinnovamento interiore nel rapporto con Cristo e con l'azione di Dio. Per lei, una pratica ripetuta può essere un segno di cambiamento, mentre un comportamento ordinato soltanto esteriormente non garantisce il rinnovamento interiore (White, 1892, SC 57.2-58.1). Questa distinzione religiosa invita alla prudenza nell'equiparare professione di fede e azione. Non è però un test empirico che autorizzerebbe un'impresa ad accertare le convinzioni religiose interiori dei propri dipendenti.
La nostra distinzione concettuale è quindi duplice: studiamo il riorientamento organizzativo come pratica decisionale e operativa modificabile; accanto a esso consideriamo la metanoia cristiana come istanza religiosa e orizzonte interpretativo. Il primo può essere indagato scientificamente e praticamente senza una professione di fede. La seconda non può essere sostituita da una formula di successo economico. Il punto di partenza cristiano personale dell'autore viene reso esplicito, ma non usato come prova.
B7.3 Lasciare andare come processo preciso, non come distruzione
Abbandonare uno schema consolidato può significare perdere sicurezze familiari, ruoli o possibilità di influenza. William Bridges Associates (n.d., sezioni «What is the difference between change and transition?» e «What are the stages of transition?») distingue il cambiamento esterno dal lavoro interiore di transizione. La presentazione dell'approccio stesso articola quest'ultimo in una fine, una fase intermedia e un nuovo inizio. Si tratta dell'ipotesi di fasi propria dell'approccio pratico, non di una legge universale di svolgimento confermata in questo lavoro. La nostra applicazione pone domande circoscritte: che cosa finisce, che cosa viene conservato e da che cosa si riconosce una nuova pratica? Questa trasposizione va distinta da una prova empirica di efficacia.
L'esempio di un'imprenditrice che non approva più personalmente ogni sconto ai clienti illustra questa distinzione. Non è la persona a dover essere abbandonata, e non ogni controllo è sbagliato. A essere messo in discussione è un presupposto concreto, per esempio «Solo il mio controllo diretto impedisce gli errori». La nuova pratica richiede poteri decisionali chiariti, soglie di rendicontazione, accesso ai dati e modalità di gestione degli errori. Se, nonostante una nuova direttiva, l'imprenditrice riprende in mano ogni decisione, l'obiettivo dichiarato non si è realizzato sul piano organizzativo. Se consente la delega per un anno ma non riconosce più rischi rilevanti, emerge un altro riscontro contrario. Anche un riorientamento profondo può essere negativo nel contenuto.
L'immagine di «morte e risurrezione» può comparire come contrasto spirituale e metaforico in una sezione interpretativa distinta. Non deve essere fraintesa come un'istruzione manageriale a piegare i dipendenti, distruggere completamente le culture esistenti o imporre nuove convinzioni a un gruppo. Un'organizzazione ha talvolta bisogno di continuità e transizione nello stesso tempo. Competenze, obblighi e relazioni meritevoli di essere conservati non devono essere eliminati per ragioni drammaturgiche.
B7.5 Telos, hamartia e mancato raggiungimento dello scopo
Nella propria lettura teologica personale, l'autore riconosce un nesso tra scopo, orientamento e azione. Esodo 20,1-17 colloca i comandamenti in un contesto di relazione e liberazione. Matteo 22,34-40 collega la legge all'amore per Dio e per il prossimo. 1 Timoteo 1,5 indica nell'amore lo scopo dell'insegnamento (Bibbia di Lutero 2017). L'analogia organizzativa sviluppata a partire da questi passi è dell'autore, non un metodo manageriale ricavato da essi.
Telos è un riferimento greco a obiettivo o scopo; nel saggio indica il fine per cui si agisce, non automaticamente un indicatore numerico. Il Duden spiega in questo senso il termine tecnico tedesco. Il significato presente in un passo antico deve comunque essere verificato nel suo specifico contesto (Dudenredaktion, n.d.-i).
Per hamartia occorre distinguere il sostantivo dal verbo affine hamartanō; hamartanein ne è l'infinito. La voce di Mounce relativa al verbo menziona il mancare un bersaglio accanto all'errore e alla condotta scorretta. La voce relativa al sostantivo descrive, tra l'altro, la trasgressione, l'ingiustizia e la colpa religiosa (Mounce, n.d.-a, n.d.-b). Il mancato raggiungimento del bersaglio è dunque un collegamento linguistico attestato, ma non una definizione completa di ogni occorrenza biblica. Inoltre, la parola tedesca «Sünde» non deriva storicamente dal greco; il suo rapporto con hamartia è una relazione di traduzione e di significato.
L'uso voluto dall'autore nell'analogia imprenditoriale è espressamente più ampio e non confessionale: l'agire può mancare uno scopo chiarito responsabilmente. Si tratta di esaminare l'agire, non lo status religioso dei dipendenti. «Peccato» viene spiegato a questo fine, ma nel successivo testo aziendale è sostituito dall'espressione più precisa «mancato raggiungimento dello scopo». Nei passaggi esplicitamente teologici si conserva il significato religioso proprio di quel contesto. Espressioni colloquiali su un «dolce peccato» illustrano il cambiamento di significato; non definiscono né l'etica del saggio né il concetto biblico (Dudenredaktion, n.d.-h).
Anche il mancato raggiungimento di un obiettivo non dice ancora se l'obiettivo stesso fosse buono, se esistesse un conflitto tra più obiettivi o se mancassero i mezzi. Da un obiettivo di prestazione mancato non discende quindi direttamente un giudizio morale. Viceversa, raggiungere con precisione un obiettivo dannoso non può dimostrare una conduzione d'impresa responsabile. Questa distinzione è una conclusione normativa propria del saggio.
B7.6 Religio, impegno vincolante, governance e compliance
Per religio coesistono diverse interpretazioni storiche. In De natura deorum II.72 di Cicerone, il termine è collegato a relegere, cioè ripercorrere attentamente o prestare attenzione. Lattanzio, invece, lo riconduce al legame con Dio in Divinae institutiones IV.28. La presentazione odierna del dizionario considera l'origine non chiarita e cita religare, legare nuovamente, come interpretazione cristiana diffusa (Cicero, 1933; Lactantius, 1886; Dudenredaktion, n.d.-f). I testi antichi attestano le tradizioni interpretative, non la prova storico-linguistica definitiva di una di esse.
Da ciò non segue né che «religioso significa obbediente» né che «la compliance è religione». L'autore usa invece un'analogia funzionale: un orientamento riconosciuto viene preso sul serio e tradotto in un agire vincolante. Rimane diversa la base su cui le persone fondano il proprio legame: fede, convinzione, contratto o un'altra relazione.
Nel contesto aziendale usiamo governance per l'assetto di scopo, competenze, obbligo di rendere conto e vigilanza. Compliance indica il rispetto degli obblighi vigenti. Le descrizioni ufficiali di ISO 37000 e ISO 37301 sostengono questi diversi orientamenti; qui si utilizzano le loro presentazioni liberamente accessibili, non un'interpretazione delle norme verificata integralmente (International Organization for Standardization, 2021a, 2021b).
L'analogia va quindi oltre la semplice obbedienza: un assetto sostenibile richiede anche procedure per affrontare conflitti tra obiettivi, regole inadeguate e abusi di potere. Il rispetto di una regola non ne fonda da solo la bontà etica. Il fatto che venga criticata non ne annulla automaticamente la validità. Il modo in cui si critica, la decisione dell'autorità competente e la protezione delle persone coinvolte vanno considerati insieme. Queste sono le conclusioni normative dell'autore, non obblighi dedotti dall'origine della parola.
In questo lavoro la storia delle parole serve alla comprensione. Non determina definitivamente il significato attuale e non può validare una teoria o un intervento. Il glossario in Glossario distingue perciò, di volta in volta, la spiegazione semplice, l'uso nel saggio e, per alcune parole, la nota storico-linguistica attestata.